Terre e Rocce da Scavo e Rifiuti da Demolizione: Il monito di Protti si sta avverando “Fate Presto”

È di ieri la notizia del trasporto all’estero – in Germania – di 350.000 tonnellate di rocce contenenti amianto, scavate durante la costruzione del Terzo Valico ferroviario tra Liguria e Piemonte. Questo episodio riporta con forza l’attenzione su una doppia emergenza italiana: la gestione delle terre e rocce da scavo contaminate e quella dei materiali da demolizione contenenti amianto sotto soglia, situazione più volte segnalata dallo Sportello Amianto Nazionale in sede istituzionale nell’arco degli ultimi anni.
Amianto nel Terzo Valico: due “navi da crociera” di rifiuti spedite in Germania
Nel corso degli scavi delle gallerie del Terzo Valico sono state individuate e gestite importanti quantità di materiale amiantifero. Non essendo disponibili siti idonei sul territorio nazionale, l’unica soluzione è stata l’esportazione: circa 350.000 tonnellate di rocce sono state inviate via treno e nave verso impianti in Germania, pronti ad accettarle in sicurezza.
Nonostante i circa 17.000 campionamenti e le misure di sicurezza adottate per la tutela dei lavoratori e della popolazione, il fatto che l’Italia non sia stata in grado di gestire autonomamente queste quantità rappresenta una seria debolezza del sistema. Una debolezza che, se anche non fosse stata chiara agli enti competenti – ipotesi improbabile – era comunque stata per tempo già segnalata dallo Sportello Amianto Nazionale.
Il problema sommerso dei materiali da demolizione con amianto “sotto soglia”
A questa emergenza si aggiunge un altro fronte, meno visibile ma altrettanto critico: quello dei materiali da demolizione che contengono amianto in concentrazioni inferiori a 100 mg/kg. Si tratta di valori che, pur essendo “sotto soglia” secondo i parametri normativi, sono spesso mal tollerati dagli impianti di trattamento, che rifiutano questi materiali, rendendone lo smaltimento praticamente impossibile sul territorio italiano. Ciò accade per via di evidenti buchi normativi, che non chiariscono aspetti fondamentali riguardanti la gestione di questi rifiuti.
Tonnellate di detriti edili con presenza diffusa di amianto sono attualmente stoccate o abbandonate, in attesa di una destinazione finale, contribuendo a un accumulo silenzioso che cresce ogni mese, con rischi sanitari e ambientali sempre più evidenti. Una situazione che testimonia le negligenze delle catene di comando dello Stato, che dovrebbero gestire con efficacia gli aspetti logistici e di messa in sicurezza dei materiali – come avviene negli altri Paesi europei – ma che risultano ancora oggi figlie di una totale incapacità gestionale che accompagna l’Italia fin dal giorno della messa al bando dell’amianto.
L’allarme dello Sportello Amianto Nazionale
Questi due fronti – terre da scavo amiantifere e materiali da demolizione con amianto sotto soglia – sono da tempo al centro dell’attenzione dello Sportello Amianto Nazionale, che già dal 2016, anno della pubblicazione del famigerato quanto inutile “Piano Nazionale Amianto”, lancia ripetuti appelli alla politica e ai tecnici dei ministeri e degli enti ambientali.
Quel piano, redatto e ratificato da giuristi ed epidemiologi anche per la parte ambientale, è stato ampiamente criticato per l’inadeguatezza strutturale e per contenuti definiti “di pura filosofia”, inadeguati a una realtà che richiedeva e richiede una gestione concreta, fatta di responsabilità operative, pianificazione e infrastrutture, non pensieri astratti.
Il Presidente dello Sportello, Fabrizio Protti, ha più volte denunciato la mancanza di un piano nazionale organico e ha chiesto la re-istituzione di un tavolo interistituzionale permanente per affrontare e risolvere queste criticità. Tuttavia, fino a oggi, prima dell’interessamento del Sottosegretario Vannia Gava, nessun intervento concreto è stato realizzato.
L’auspicio – secondo Protti – è che ciò possa realmente accadere, per cancellare le gravi negligenze e il disinteresse incompetente del passato.
“Ci troviamo di fronte a un cortocircuito normativo e infrastrutturale che paralizza la gestione dei rifiuti contenenti amianto, anche quando presenti in quantità minime. Serve un’azione urgente e coordinata per evitare che i cantieri si blocchino e che i materiali contaminati restino accatastati senza soluzione”, ha dichiarato Protti.
Il Presidente dello Sportello Amianto Nazionale ha espresso fiducia nella riattivazione, nei prossimi mesi, di un tavolo interministeriale vero, operativo e risolutivo, che non si limiti a promesse e che, soprattutto, non venga gestito da “vecchi personaggi” che hanno già fallito, ma che metta finalmente al centro le soluzioni concrete già disponibili, tra cui:
-
l’apertura di più impianti dedicati,
-
chiarezza normativa sulla gestione di cantieri e rifiuti,
-
maggiore responsabilità pubblica nella gestione del rischio amianto di fatto lasciato nel limbo dell’incompetenza e della confusione operativa delle competenze.
Più concretezza sul tema amianto e negli aspetti pratici della gestione del rischio, meno scienziati e pensatori, più responsabilità e gente che lavora. Sono le speranze e l’appello ribadito da Fabrizio Protti e dallo Sportello Amianto Nazionale.
Articoli recenti
Categorie
- Articoli 2016 (43)
- Articoli 2017 (47)
- Articoli 2018 (35)
- Articoli 2019 (34)
- Articoli 2020 (17)
- Articoli 2021 (27)
- Articoli 2022 (9)
- Articoli 2023 (2)
- Articoli 2024 (67)
- Articoli 2025 (14)